L’involuzione dei Centri Commerciali

Massimo Roj, fondatore di Progetto CMR, importante studio di progettazione a livello internazionale, ci illustra il suo pensiero sul mondo dei centri commerciali

Published on 2018-02-06

Siamo abituati a pensare che viviamo nel Paese più bello del mondo. Ed è vero: siamo il Paese dove si mangia bene, dove si beve bene, dove ci si veste bene, dove l’artigianalità e la qualità sono ancora valori che fanno la differenza.  Ma cosa succede se non si trovano più gli alimentari, le botteghe, i negozi di abbigliamento o di oggettistica, i così detti negozi di vicinato?  Non si tratta di una domanda retorica: sempre più spesso, passeggiando per le vie di un piccolo centro cittadino, dove prima c’era un negozio in piena attività è ora molto facile trovare una saracinesca abbassata e un cartello recante la scritta “Chiuso”. Per fallimento, per cessata attività, per liquidazione. Anche gli ultimi dati di Confcommercio confermano questo quadro: su un campione di 40 città italiane, escluse le più grandi come Roma, Milano e Napoli, nel periodo 2008-2016 i negozi del commercio al dettaglio hanno subito un calo del 13,2%. Nei centri storici in particolare la loro presenza è scesa del 14,9%, mentre fuori si attesta un -12,4%. Sono numeri che devono farci riflettere e sui quali in particolare la categoria a cui appartengo, cioè quella degli architetti, deve soffermarsi.

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